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CANIN

ANTEFATTO: Le previsioni danno sole per almeno una settimana sul Canin, il chè è raro assai, detto fatto partiamo senza indugio alcuno.

10.8.2015 Pic Maiot
Eccoci armati di tutto al rifugio Gilberti, lasciamo i ricambi e via alla volta del Poviz (sentiero 636a). Perchè proprio qua? Perchè al Gransasso un friulano, saputo che eravamo speleo, ci ha indirizzai al Poviz “volete buchi? Andate là e ne trovate quanti ne volete e anche di più!. Metto la digitale sul cavalletto per la foto classica, la sottoscritta assisa su campi solcati col Canin e Gilberti sullo sfondo”.clic..clic..clic..macchè non clicca. Ahò, che è successo? “Nozzoloneeeeeeeeeeeee!!!!!” “te l'ho detto mille volte di non portarla in grotta, si è rotta ti sta bene”. Noooooooo!!!!!!!!!! bon, provo a resettarla, riformattarla, cambiare batteria e scheda, niente. Però non demordo, scopro che i filmetti li fa, perchè non c'è da cliccare, il guaio è il pulsante, si sarà intasato di fango, come presupposto dal Nozz, che mossosi a pietà, ha tentato inutilmente di pulirla. Nel frattempo però prendiamo sto sentiero che inizia per l'orrenda devastante pistona da sci, in mezzo alla quale, tra l'altro, c'è un pozzo tappato da sassi buttati dentro (- 18 niente di che..). Appena usciti dalla pista seguiamo le bandierine per campi solcati, montarozzi di dolomia zeppa di megalodon, pozzi a non finire, un saliscendi mezzo arrampicato per una costa calcarea da paura. Incontriamo due tedeschi che ci fanno sapere che questo sentiero è davvero troppo difficile per loro, “also for us” rispondo, perciò ci andiamo. Intanto vediamo una bella grotta che si apre a meandro (1661 catasto regionale) e soffia un'aria gelida da freezer del supermercato quando fuori fanno 40°. La tralasciamo per il momento perchè dobbiamo proseguire per il Poviz. Ma a Pic Maiot siamo stanchi di far sto saliscendi e dovremmo tornare per cena. A dire il vero non sono affatto stanca ma solo disperata per la digitale. Per cui al ritorno, per consolazione, mi copro bene e con la frontale vado a vedere la grotta a meandro. Bella cazz!!!!!!!!!!!!!! troppo. Il meandro, con sotto una bella spaccazza piena di neve intercetta un fuso ascendente dal quale scende una colonna di ghiaccio cristallino spettacolare, poco più avanti c'è un altro ingresso a pozzo con tutto il nevaio, il meandro prosegue in leggera discesa e quando inizia a scendere ripido diventa veramente stretto ma c'è un'aria da paura, invitante come potrebbe esserlo la pastasciutta per il Nozz o un gnocco di Ombretta per me. Il Nozz, nel frattempo, comincia a dare in escandescenze strillando che devo uscire. Perchè, secondo lui mi ficcherei in sto meandro strettissimo che come minimo riduce i vestiti in brandelli? Ma de che!! torno a malincuore con l'assaggio di grotta caninica in tempo per la cena, cibi di quelli che ti viene una sete che manco il ghiacciaio dentro la grotta potrebbe dissetarti. Bon, spero almeno di vedere le stelle cadenti ed esprimere un desiderio “digitale, aggiustati!!!!!!!!!!” .

11.8.2015 Okno di Monte Forato.
Dopo aver letto la pubblicazione sul carsismo del Monte Canin e le sue grotte, appurato che stanno tutte nel versante di Col delle Erbe, dove andiamo? Dall'altra parte! Laddove il libro non ne indica manco una. Perchè ancora non le hanno scoperte, secondo me. Il sentiero parte dalla pista da sci, anzi è la pista da sci che ha intercettato e distrutto il sentiero. Bon saliamo la noiosissima devastante pista fino a sella Prevala. Qua stiamo in Slovenia, come mi annunciano un miliardo di messaggi Wind. Ammiriamo una bella parete liscia di faglia e gli impianti sciistici sloveni abbandonati. Come se fossero stati abbandonati così di botto, con gli sciatori ancora sulle seggioline. Sono falliti, dicono, e lo so perchè. Lungo la pista di sci slovena, che sarebbe il sentiero verso l'Okno ed il Kanin, si aprono voragini immense, anzi si aprono proprio in mezzo. Forse avranno dovuto risarcire tutti sti sciatori precipitati negli abissi che si aprono di botto. “Che fine ha fatto Frane?” “boh, scomparso all'improvviso dall'affetto dei suoi cari”..e riapparso al Mala Boka. Non mi rammarico troppo della devastazione perchè sono troppo presa ad ammirare gli abissi, che dovremmo essere nei pressi del Veliko sbrego. Ora però dobbiamo abbandonare le piste per salire nel sentiero vero che porta all'Okno e facciamo un felice incontro con una famigliola di Rupicapra rupicapra. Le filmo, visto che la digitale ormai fa solo film, la pretenziosa. Ma per castigarla faccio film di un secondo, non si montasse la testa e ritornasse a cliccare. Arriviamo all'Okno con mini ferrata su roccia franosetta e, visto che per oggi abbiamo faticato assai, decidiamo di tornare. Ora la nostra speranza è che scendere la pista da sci sia divertente come i ghiaioni del Velino. Manco per niente, una rottura che non ti dico. La ghiaia non è troppo fine per sciare con gli scarponi né troppo grossa per camminarci bene. Devi sono camminare a sghimbescio e pregare di non ingambararti troppo che ci sono gli abissi che aspettano bramosi. L'unica cosa buona è che trovo certi minerali interessanti, tipo carbone piriticizzato, uno lo regalo anche a Irene, la gentilissima gestrice del rifugio che fa degli strudel buonissimi. Me ne sbrano subito uno che oggi me lo sono guadagnata! Il Nozz invece va ad acqua minerale, secondo me aspetta la pastasciutta di stasera che già ieri se n'è fatte dare due porzioni con la scusa che era poca...

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