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GARGANO

Antefatto: “Dai, Lazzaro, esci dalla fossa e andiamo!” “Dove?” “In Turchia!” “Cerca un'offerta buona, tipo le gite delle pignatte!” peccato che quella super delle pignatte turche, il giorno dopo non c'è più, in compenso il Nozzolone trova un'offerta a San Giovanni Rotondo. “Con i pellegrini?” “No, dormire e prima colazione 30 euro in due” . Del Gargano, a parte la grava di campolato, altro non conosciamo, andiamo! (che fa pure rima...)

L'epica impresa: 9.3.2013 San Giovanni Rotondo
Tanto per cominciare facciamo la strada più sconosciuta, quella che passa per Venafro ( per via dei babà al rum) e per la valle del Trigno, ed osserviamo scientificamente (la lezione di Paolo docet) che stiamo nel settore detrito di falda, valle tra accavallamenti di appennino, torbidite = bello bello ma ci frega niente. Invece avvicinarsi a San Giovanni Rotondo c'interessa, il calcare attizza. “Dov'è che dobbiamo andare?” “via dei cappuccini” non quelli del cornetto. E l'albergo? Sarà una topaia. Manco per niente, pretenzioso. A parte che non ha il filo per stendere, altro non manca. Più che altro c'è sto Padrepio che incombe, l'abbiamo incontrato dovunque lungo la strada con ste mani alzate come dire “ma andate morimmazzati!!!”. Qua c'è il tripudio. Invece che i quadrucci con gli scorci del luogo, ecco la facciappesa che ti guarda con sti occhi minacciosi “andate subito alla casa della sofferenza!!” “tiè! C'è tempo”. Che il Nozzolone ha la terapia antidolore e cammina come un highlander. Così passiamo davanti alla “casa di cura salvati subito” all'”ospedale degli invalidissimi” all'”ospizio spera e prega, ma più che altro la seconda” per andare a sto montenegro dove ci dovrebbe essere la grotta omonima. Peccato che un omone ci stoppa, pensando che parcheggiassimo a pagamento per andare alla “scalasanta ginocchioni”. No, dobbiamo andare al montenegro. Ossia sopra la sua capoccia (da cartina). “Andò? Mai sentito, dovete passare per San Marco in Lamis” si, e magari prendere il traghetto..allora il Nozzolone ha il lampo di genio “sta sopra al convento delle Clarisse!” ah!!!!!! quand'è così, si per le Clarisse, là sopra. Sul Montenegro appunto. La strada asfaltata arriva quasi in cima, molliamo la macchina e c'inerpichiamo dentro un bel boschetto assai calcareo e pieno di doline. Non seguiamo alcun sentiero, seguiamo le doline, ossia zizzaghiamo come cinghiali grufolando calcare. Stiamo già tornando quando c'imbattiamo in un incredibile sentiero ben tracciato, con massi calcarei parte per parte, ci si cammina come in un morbido praticello. Ne percorriamo un bel pezzo finchè si fa davvero tardi. Al ritorno scopriamo che è quello che porta alla grotta di Montenegro. Bene,ci si torna con tutto il materiale speleo! All'albergo chiediamo informazione sulla grotta, “Mai sentita!” sta sul Montenegro “mai sentito” quello dove sta il convento delle Clarisse” “ Quelle si!” se chiedi dove sta San Giovanni Rotondo mica lo sanno, devi chiedere “dove sta Padrepio” “lo potevate dire subito, quello si, lo conosciamo!”. “per la grotte dovete chiedere a chi se ne intende” “speleologi come noi?” “si avevo capito che lo eravate” immagino perchè prima cosa ho chiesto uno stendino, seconda non ci siamo messi ginocchioni davanti a tutte ste icone, terzo avrà visto i nostri vestiti...

10.3.2013 Santa Maria in Pulsano
Appena sveglia corro alla finestra, “Sole!!!!!!!!!!!!!!dai alzati Nozzolò, andiamo al mare!” Non mi pare vero, tutta l'Italia è sotto l'acqua e qua c'è il sole che spacca i calcari. Facciamo colazione in fretta e in furia e, cartina alla mano, si parte, prima del mare però ci sono un..mare di escursioni da fare lungo il percorso. Prima: l'oasi dei pantani. Dove? Tutto costruito sopra, di pantanosa resta solo la macchina nostra. Seconda: Grava di Campolato, ci siamo anche scesi. Non la troviamo. Però i posti hanno un chè di verde irlandese, fili spinati e recinti compresi, mi ricordo infatti che dovevamo scavalcare recinti e plaf..giù!, ma senza cartello, quale sarà il recinto giusto? Terza: Santa Maria in Pulsano. Mica per la chiesa, per la gola con grotte-eremi, vegetazione, rocce, natura selvaggia. Questa la troviamo. Leggo il cartello, costruita dall'ordine dei monaci pulsanesi che sono stati sciolti. Nell'acido della formula famosa del carsismo? Pulsano? Che nome è? Mi viene in mente il comando dell'istruttore di palestra “pulsato, pulsato!” . Andiamo a visitare sto monastero, tralasciando la chiesa che ci cacciano sicuro, aggirandoci quatti quatti tra pie donne, più che altro per trovare la via delle gole che si vedono sotto. La trova il Nozzolone che segue un bellimbusto sportivissimo che ci dice “di qua si va anche a Manfredonia”. Di qua? Per il burrone? Praticamente. Giù per il burrone c'è mezza Puglia in gita domenicale, vecchiotti assai più di noi che si scapicollano per burroni. Il Nozzolone, per distinguersi, se ne va per conto suo a sinistra (sempre a sinistra va sto qua) e trova un eremo, poi tenta di farmi fregare, onde farmene dono, un bastone abbandonato, ma appena lo prendo ecco la legittima proprietaria che strilla come la poiana che ci vola in testa, “E' MIOOOOOOOOO l'ho lasciato qua per segnare il sentiero”. Come se ci potesse essere un sentiero da perdere, burrone a destra, pareti a picco a sinistra e sto sentiero che se lo perdi caschi e non ti trovano neanche le ossa. Mollo subito il palo, che manco mi serviva, e seguo il Nozzolone che stavolta s'inerpica su per un eremo dall'altra parte della gola, sempre a sinistra. Da qui lo vedo inerpicarsi per un passo, immagino che dopo ci sia il precipizio ma niente, c'è un'esilissima traccia che immagino ci conduca finalmente in fondo alla gola e poi, toccato finalmente il fondo, ci riporti alle pie donne oranti. Macchè. “troppo lungo” dice il Nozz e sale all'estrema sinistra per delle rocce che avrei detto 9° grado superiore, manco i caprioli. Lui con sta gamba malandata s'inerpica e non posso che seguirlo, “fortuna che l'altra parte era troppo lunga”, penso, “qua è troppo ripida e lunga poi, che te lo dico a fa, non ne parliamo”. Però quello che si profila dopo l'erta salita è un complesso monastico da paura, meraviglioso posto, tutto un susseguirsi di ripari sotto roccia, strapiombi, cisterne, canaletti, tombe, ripiani, macine. “Se rinasco un'altra volta mi faccio monaco” diceva un mio ex capo e di colpo ho capito perchè. Ha visto questo posto. Ho preso atto anche che la mia pulsione all'eremitaggio qua trova la sua piena affermazione, pure io voglio essere eremita pulsana, altro che star in mezzo alle vuote chiacchiere delle colleghe che temo come la nemesi ogni lunedì. Eremita forever! Seduta in questa nicchia faccia al sole, il golfo di Manfredonia sotto ed il nulla selvatico intorno. Faccio un sacco di foto per ricordarmi nei secoli dei secoli dove vorrei ritirami da vecchia (ossia oggi), mangiando erbe amare e bevendo? Ahhh!! la cisterna è sfondata, certo portarmi l'acqua opera gravosa è, meglio tornare alle pie donne. La via scelta dal Nozzolone per il ritorno, dire lunga, è poca cosa. Pero non mi lagno, è tutta una scoperta, vediamo infatti un antro nereggiare e tentiamo di andarci. Faccio per calarmi nella nuda roccia ma il Nozzolone paventa una immane disgrazia giù per la gola, io invece desisto perchè ho i calzoni nuovi e vedo che la grotta è più rovi che grotta, questi almeno una decina d'anni li voglio tenere, visto che ho dovuto buttare i vecchi più buco che calzoni e non mi fanno entrare nei bar “vietato agli accattoni”. Approposito, non si mangia? Tornati come diopulsano vuole in macchina andiamo a compraci due panini senza niente dentro a Montesant'angelo e poi finalmente il mare. Ma de che! Prima c'è la necropoli del saraceno da vedere. Una salita ertissima senza nessuna tomba, in cima resti della guerra e due fidanzatini che manco sapevano di calpestare i resti dei loro avi dauni.Il Nozzolone tenta di spiegare loro l'abc della storia e loro lo seguono ignari con ste scarpe da tennis senza lacci (che fa tanto figo, come i miei calzoni con i buchi dico io) finchè desistono che sto monte saraceno oltre che ripido è fatto di calcare organogeno ridotto a terra sfranta e franosissima (secondo me dalle bombe della caserma costruita sopra la necropoli). Andiamo al mare? Macchè, verso Manfredonia tentiamo inutilmente di andarci, tutte le strade sono private e poi arriva un brutto tempo che levati. Domani,se non piove....

11.3.2013 Sannicandro Garganico
Anche oggi il sole saluta il nostro risveglio per cui mi sbrigo a scendere, visto che mi sono svegliata 10 minuti prima della colazione ed ho osservato il Nozzolone in grande agitazione, ancorchè in mutande. “Ahò, è vacanza per me!!!” manco avessi dormito fino a mezzogiorno. In ogni caso bisogna approfittare del bel tempo e girare il più possibile, abbiamo un carnet di siti da vedere da paura. Prima impegnativa escursione la ricerca di bancomat, pane, formaggio, arance, benzina, miele, caramelle ed acqua minerale onde sopravvivere, qua non si sono centri commerciali, la spesa è 'na fatica, come pisciare una goccia alla volta! Eccoci quindi a Dolina Pozzatina, la più grande d'Europa, così dicono sti Dauni, in realtà Su Suercone secondo me la batte. Scende solo 100 metri e c'è uno stradone sterrato che porta sul fondo coltivato, tutto intorno vegetazione inestricabile. Francesco ci redarguisce “c'è una grotta in fondo, non l'avete trovata?”. No. Cercheremo, in espiazione, la grotta dell'Angelo, nelle pendici di monte D'Elio. Previa tappa obbligata al mare che lo voglio finalmente vedere, Nozzolone volente o nolente. Bel posto Torre Mileto, con roccette calcaree a mò di spiaggia ma l'acqua è torbida, com'è sto fatto? C'è pure vento e sulle Tremiti piove, via via a cercare la grotta. Troviamo invece la bellissima chiesetta in cima al monte, il sito è chiuso, tocca scavalcare, ma la grotta? Scendiamo per un sentiero sconnesso con altri antri di poco conto finchè vedo un cartello che la indica a 1,6 km sotto. Annamo!! Eccola, l'antro nereggia sopra la strada, non c'è nessun cartello indicatore ma un fangoso ripido sentiero. Era abitata fin dal paleolitico, non continua granchè, dentro c'è un buddha con un arancio davanti e una specie di interessante acquasantiera preistorica. Tanto per la cronaca. Contenti di tanta esplorazione passiamo a visitare la striscia di terra tra mare e lago di Varano, laddove si spiaggiano i capodogli, c'è scritto, e per curiosità cerchiamo di vedere qualche spiaggiamento, secondo me qua si spiaggiano gli extracomunitari. In ogni caso è bellissimo il bosco misto e folto con pini d'aleppo che costeggia il mare. Vendola, pensaci tu a proteggere sempre sta bellezza. Poi il ritorno è lungo il lato del lago di Varano, con qualche discarica selvaggia, qualche airone riottoso alle foto ed olivi secolari, col Nozzolone riottoso a farmeli fotografare (a dire la verità non ho osato chiedere di fermarsi). Però alla chiesa del crocifisso lo scorcio è incredibilmente scorcioso, “fermati che devo fotografare”, “cosa, la via della fede?” “no, lo scorcio con olivi stenti, quelli secolari ahimè stanno dietro”. Da programma dovremmo camminare sopra monte nero ma piove, il Nozzolone tutto contento fa il gesto che lui si allunga dentro al letto e per somma sventura mi frega il pc. Che fare? Per non morire d'inedia vado a vedere il cadavere di sto padrepio che ormai sono curiosa. Dopo kilometri di marmi, piastrelle, mosaici, piazzaloni, laghetti finti, ecco un sarcofago, ma non c'era il corpo in vista? No, secondo me perchè si sta rigirando come una ventola là dentro, dal nervoso che non hanno capito niente...
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