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MONTI LEPINI

Il nome Lepini, Lepinus Mons dei Romani, deriva dal latino lapis, pietra, proprio ad indicare la massa compatta di bianchi calcari che impressionarono i primitivi abitanti del Lazio.

INQUADRAMENTO GEOGRAFICO

I Monti Lepini, situati a sud di Roma, sono delimitati a Nord dai Colli Albani, a Sud dalla valle del fiume Amaseno, ad Ovest dalla pianura Pontina, e ad Est dalla valle Latina.
Dal punto di vista morfologico i Lepini presentano una serie di creste, divise in due dorsali parallele dalla valle che dal paese di Montelanico arriva a Carpineto Romano per poi valicare in direzione di Maenza.
La catena occidentale ha un andamento rettilineo, secondo una linea di creste dalla quale si elevano le cime principali: il m.Pratiglio (953 mt) in prossimità di Roccamassima, i Monti Lupone (1378 mt) Perentile (1021 mt) e Capreo (1471 mt), il Monte Semprevisa(1536 mt), il più alto di tutta la catena montuosa, il Monte Erdigheta (1389 mt) ed infine il Monte della Difesa (925 mt) che chiude la sequenza in prossimità di Roccagorga.
La catena occidentale, che ha l'aspetto di un altipiano, presenta le seguenti cime: Monte Malaina (1480 mt), Monte Gemma (1457 mt), Monte Pisciarello (1423 mt), Monte Alto (1416 mt), Monte San Marino (1387 mt). Minori elevazioni sono invece costituite dal gruppo del Colle Illirio (727 mt), m.Grugliano (180 mt) e dal m.Fosse (1048 mt).

INQUADRAMENTO GEOLOGICO
geologia lepini

I Monti Lepini sono costituiti prevalentemente da calcari dolomitici e dolomie di piattaforma carbonatica, la cui età è compresa nell'intervallo Giurassico medio-Paleocene.
Le rocce più antiche della serie, risalenti al Giurassico medio, sono visibili lungo i versanti occidentali della dorsale Monte Lupone-Monte Semprevisa, per una potenza di circa 1000 m. Trattasi di calcari detritici e oosparitici, con intercalazioni di intramicriti, seguiti da dolomie e calcari marnosi micritici a Cladocoropsis mirabilis, passanti ad orizzonti più marnosi con oogoni di Charopita- tipici di ambiente lagunare e dolomie bituminose sottilmente stratificate, ricche di resti di flora continentale a Brachiphyllum e Plagiophyllum e rari pesci (M. Furchiavecchia, località Crocefisso ). Il Cretacico inferiore consiste in una sequenza prevalentemente dolomitica, spessa circa 500 m, con frequenti intercalazioni di stromatoliti, micriti e intramicriti con alghe Caieuxia e rare Requienie. Segue il livello delle marne a " Orbitolina" , discontinuo e con spessore variabile fino a un massimo di 20 m, dell'Aptiano. Ad esso sono legate alcune sorgenti di alta quota, come la Sorgente La Pota (Carpineto Romano).

Il Cretacico superiore è quello più esteso in superficie. Nella dorsale occidentale dei Lepini, questo presenta caratteri di un ambiente di scogliera e periscogliera (tanatocenosi di caprinidi, coralli, echinidi e idrozoi); nel settore meridionale sono frequenti facies dolomitiche e biomicritiche di ambiente lagunare a Cisalveolina fallax.
Nella dorsale orientale, invece, da un ambiente di scogliera, rappresentato da orizzonti a rudiste di grossa taglia (M.Pilocco, Costa Pecci), si passa a calcari di piattaforma interna con facies lagunari ed episodi di emersione, quest'ultimi testimoniati da tracce di paleocarsismo (M. Faro, M. Fantozzo, Pozzo delle Fontanelle).
Manca tutto il Paleogene, mentre il Miocene è presente con lembi di modesto spessore, trasgressivi sul Cretacico. Trattasi di sequenze calcarenitico-marnose e argilloso-arenacee con intercalazioni di "argille caotiche".
Tutta la serie carbonatica è disarticolata in due placche tettonicamente sovrapposte lungo una fascia di una ventina di chilometri, nota col nome "linea Montelanico-Carpineto- Maenza " .
La placca tirrenica è disposta a monoclinale immergente verso NE, e nel settore occidentale è ribassata a gradinata da una serie di faglie dirette sino a scomparire al di sotto della Pianura Pontina.
La placca orientale, invece, si affaccia sulla Valle Latina con un lungo fronte di sovrascorrimento avente l'aspetto di una piega-faglia complessa.
In prossimità di Carpineto Romano tra le due placche si interpongono degli strati di calcare e marne mioceniche, inglobanti lembi di argille caotiche. Il fronte di sovrascorrimento orientale, insieme a tutta una serie di pieghe minori (M. Ermo, M. Sentinella, Occhio del Bue, ecc.) ed ai due "klippen" (Colle Cantocchio presso Norma, M. Caccume presso Patrica), convalidano la teoria del sovrascorrimento, secondo la quale i Lepini avrebbero subito una traslazione generale verso NE per alcune decine di chilometri, accavallandosi sulla Valle Latina.
Tutti gli altipiani e le vallate sono tappezzati da lembi di terre rosse, derivate dall'alterazione dei calcari, miste ad una notevole quantità di piroclastiti provenienti dai vicini centri eruttivi dei Colli Albani e della Valle Latina.
L'acqua che si raccoglie negli ampi pianori del gruppo (Campo di Montelanico, Campo di Segni, Pian della Faggeta, Piano di Santa Serena, ecc,)si perde nel permeabile terreno calcareo (in superficie i Lepini sono quasi privi di sorgenti), formando le circa 500 grotte dei Lepini.
L'acqua riemerge nella magnifica risorgenza di Ninfa, proprio alla base del gruppo, al margine della pianura Pontina.

Bibliografia: "Quaderni dell'Ambiente : I Monti Lepini un territorio segnato dal carsismo" a cura di Geminiano Montecchi 1999

IL Gruppo Grotte Castelli Romani nei Lepini:

Alla luce di tanta carsica premessa, risulta evidente che il massiccio dei Lepini è quello più esplorato dagli speleo del Lazio, più che altro per la relativa vicinanza con la metropoli.

E così anche il Gruppo Grotte Castelli Romani si è trovato a calpestare i Lepini, riportando anche insperate soddisfazioni.
Occorre precisare che ora le tecniche disostruttive, bene o male, consentono un più facile approccio al mondo ipogeo, viceversa necessariamente inesplorato ed intonso.
Così un buon bottino è stato raccolto nel Monte Gemma con la scoperta dell'Ouso della Poiana, tutt'ora in esplorazione dai più magri-forti dei vari gruppi speleologici della federazione (tanto per capirsi, Francesco Nozzoli, Paolo e Davide Dalmiglio Maurizio Barbati, Valerio Olivetti ed Aldo Zambardino). Il Monte Gemma, quindi, che ha regalato l'Ouso della Poiana è stato ulteriormente battuto ed è stato trovato un modesto pozzetto "il roseto" che si apre in un settore piuttosto avaro di grotte e nonostante l'apparente buon ingresso chiude inesorabilmente; niente di fatto, invece, ha portato la rivisitazione della grotta dei folignati, probabile ingresso basso della Poiana.
Il gruppo, inoltre, ha rivisitato il pozzo del Ferro, in Valle Serena, ma l'incontro con gli amici del Circolo Speleologico Romano, intenzionati a lavorare nelle cavità della zona, ha tarpato le ali ai sognatori di altre prosecuzioni in quei paraggi.
Un valido by pass è stato aperto da Paolo Dalmiglio all'Ouso Due Bocche, sul Monte Pratiglio, consistente in due pozzi paralleli alla via principale, che evitando due scomode strettoie, porta direttamente sotto la risalita: i grassi ne saranno riconoscenti per l'eternità.
Una assai interessante cavità, denominata Su Stampu, infine, è stata scoperta, allargata ed esplorata nei pressi della cima di Monte Lupone.
Un lavoro portato avanti da Sergio Nozzoli e Maria Grazia Lobba è il riposizionamento di tutte le cavità dell'altipiano di Gorga, i cui punti catastali sono risultati essere quasi sempre errati. A volte è stato necessario scendere alcuni pozzi, tra cui il Pozzo di Monte Alto. E' stata così scoperta una finestra soffiante e, assieme a Cristian Bulli del GSCAIROMA, allargata la finestra, è stato sceso un nuovo pozzo con altra finestra soffiante...il lavoro è in corso.

Grotte scoperte dal Gruppo Grotte Castelli Romani nei Lepini:

SU STAMPU
BUCA DEL PUNGITOPO
OUSO DELLA POIANA
POZZO DEL GRETO
POZZETTO DELL'ESERCITAZIONE
POZZO DELLE LAMIACEE
GROTTA QUI QUO QUA

LA FLORA DEI LEPINI

I Monti Lepini una volta interamente ricoperti da immense e rigogliose foreste, ora si presentano allo sguardo di chi percorre la via Appia con ampie zone biancheggianti di calcari totalmente privi di vegetazione e peggio, perfino di un manto erboso.
Il lato orientale che guarda verso la Valle del Sacco ancora conserva una maggiore estensione di boschi e di fitte foreste.
Sulle pendici più assolate del versante tirrenico si trovano ampie penetrazioni di vegetazione mediterranea e submediterranea con la presenza del rosmarimo, dell'agave e del fico d'india e presso Fossanova di splendidi esemplari di quercia da sughero, che crescono rigogliosi su terreni composti di sabbia ferrugginosa.
Nella bassa collina in luoghi poco soleggiati e quindi più freschi, si trovano folti boschi di castagno.
Si tratta quasi sempre di castagneto ceduo, con rare presenze di esemplari di grandi dimensioni, ricco di sottobosco formato da ginepri, da rovi, da felci e da dafne .
Ai margini delle radure si hanno in abbondanza di pruni, campi di ginestre colorite, fitti biancospini, aceri campestri.
Non mancano sulla roccia calcarea boschi di leccio, di ginepro e l' erica arborea.
Gli immensi oliveti secolari realizzati trasformando i fianchi dei monti con poderosi terrazzamenti costruiti a secco con blocchi di calcare, testimonianza concreta del millenario lavoro umano, le piramidi della gente lepina dominano incontrastati in tutta la catena dei pre-Lepini, con particolare diffusione nei pressi dei centri abitati di Sonnino, Prossedi, Maenza. Roccagorga, Sezze, Norma, Cori.
Nella parte alta della catena montuosa prosperano faggi secolari dal profumo intenso e aceri maestosi.
Dall'humus secolare della faggeta crescono il bucaneve e la scilla con le loro fantasmagoriche corolle.
Le bianche e nude pietraie sono ingentilite dalla presenza del giaggiolo selvatico color viola.
Molto interessante è la depressione carsica di Pian della faggeta (lunga 3 km e larga 1 km) sia per la presenza di un insediamento umano preistorico sia perchè ancora vi si trova un certo numero di tassi (taxus baccata), posti per lo più vicino a voragini e ad inghiottitoi naturali.
Il tasso per poter vivere ha bisogno di un clima freddo, pertanto la presenza di questi esemplari ci fa ritenere che in passato il clima nella zona era più freddo di quello attuale e che i tassi giovani riescono a vivere perchè si trovano in posti dove c'è maggiore umidità e fa più freddo. La bellezza del pianoro è data anche dalla presenza del pruno, dell'erica, del carpino, del biancospino, del corniolo, della robbia, dell'elleboro, della viola,dell'arabetta, della carlina, dell'anemone appenninico, della potentilla, del veratro.

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