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RESOCONTI SIBILLINI

ANTEFATTO:

Mai stati sui Sibillini? Si, al Cucco! e va beh, ma in quelli classici, chessò, Castelluccio di Norcia, Monte della Sibilla con grotta acclusa, Monte Vettore? C'è stato solo il Nozzolone da giovincello e che vuoi che si ricordi, che manco sa come si chiama a momenti! Io però a Castelluccio di Norcia una volta ci sono passata, ma in veste spelea e non botanica! E vorrei tornarci eccome, che devo fotografare i fiori e vedere la grotta della Sibilla, andiamoooooooooo.

27.6.2015 Monte Bove
Troviamo da dormire in un campeggio verde a Ussita, mai sentita in vita nostra. Nella verde Umbria? nooo, tra i marchigiani, che, dicono, è meglio un morto in casa, ecc ecc.. Arriviamo e ci troviamo di fronte un monte: Monte Bove, per salirlo tocca arrivare a Frontignano, poi c'è una seggiovia. Ora si pone un dilemma, salire per lo stradone noioso pista da sci o comodamente sulla seggiovia? E facciamo andata e ritorno? Visto che non sto col CAI ma col Nozzolone, che se si stanca come niente non cammina più, optiamo per andata e ritorno su seggiovia. Bon, la seggiovia ci porta a 1800 e rotti metri, dice quello della funivia che in un'ora e mezza dovremmo arrivare alla cima. Veramente non sappiamo quale cima, Monte Bove? Il Bicco? Boh, scorgiamo una bella piramide rocciosa con crocione sopra e una sterrata comoda che c'arriva e ci pare sia cosa fattibile andarci. Camminiamo comodi comodi verso la vetta, quando il Nozz m'indica una spaccatura nera nel monte “hai visto quella?” come dire, metti caso sia una grotta...io certo l'avevo vista, ma, in primis, non è zona nostra e poi sta sopra certi ghiaioni che fanno ribrezzo a vederli. Ma se il Nozzolone se la sente...”ok, andiamo a vederla? Te la senti?” “non ho i bastoncini ma mi pare cosa fattibile”. Un par de balle, fattibile. Metti conto che abbiamo i tempi risicati per prendere la seggiovia al ritorno, metti conto che la salita è un ghiaione di quelli bastardi, un passo avanti e 20 indietro. Ma sui ghiaioni c'è la flora che nessuno ha visto mai, perchè sui ghiaioni solo matti come gli speleo ci vanno. Una fatica che non ti dico, il Nozzolone, che ho ben lasciato indietro, non demorde “gliela fai?” “no, ma arrivo al ballatoio” ma quale ballatoio, il ghiaione continua pari pari fino alla cima e oltre. Intanto, a furia di fotografare fiori stra rari, arrivo quasi alla spaccatura “è ora di tornare” mi grida il Nozzolone. Come volevasi dimostrare, allora con impeto caiesco salgo la spaccatura fin quasi in cima ma non mi pare ci sia grotta alcuna, certo non ho accertato, tra scendere a piedi e con la seggiovia meglio la seconda, e la paura di perderla mi fa desistere. A naso direi che non c'è grotta, almeno non transitabile, al limite potrebbe esserci il classico buco da scavare. Per tornare saliamo ancora fino ad arrivare ad una traccia miracolosa che ci conduce sulla cresta, là intercettiamo il sentiero di cresta che, molto simile a quello del Gran Sasso, ci riporta, con nostra grande soddisfazione, alla sterrata. E per oggi la nostra escursione sibillina è fatta! Contenti assai.

28.6.2015 MONTE SIBILLA
Da Ussita per andare al Monte Sibilla ci sono due metodi: uno a piedi attraversando il Monte Bove, l’altro in macchina facendo il perimetro di tutti i monti Sibillini, e ci si impiega lo stesso tempo. Abbiamo scelto il secondo e siamo incappati nella festa dei fiori di Castelluccio di Norcia, laddove è convenuto tutto il popolo Piceno e quello Umbro pure. Potevo mai esimermi dal fotografare tutto sto ben di dio fiorito? No! per cui ad ogni pisciata di cane stoppo il Nozzolone per fare foto strafiche raso terra dentro il campo. Nossignora no, mi fa sapere una passante, è proibito calpestare il prato. Va ben, allora prendo baracca e burattini e risalgo in macchina. A sto punto il Nozzolone dà una bella sgassata sui passanti e non si ferma fino a Montemonaco. Non mi resta che fotografare i campi dalla macchina con effetto movimento, foto strafiche tiè. A Montemonaco c’è il museo della Sibilla e della sua grotta. Andiamo, che voglio rendere edotta la mia di Sibilla sulla sua famosa omonima. Bello sto museo, c’è pure il rilievo della grotta e quella finta laddove uno si butta di sotto senza corda né imbraco e precipita sul materasso. Cosa che il Nozzolone si guarda bene dal fare. Certo farsi un pozzo da 100 col materasso sotto te lo raccomando. Ma non è il caso di sta grotta della quale non è rimasto che qualche macera franosa, così sembra. Non ci resta che andare al Monte Sibilla, partendo dal rifugio, laddove si lascia la macchina. Lo scopo mio sarebbe di vedere la grotta, ma quella del rifugio ci consiglia di andare sulla cresta che è più bello, e mi pare che sottintenda che da là si arriva anche alla strada ed alla sottostante grotta. Niente di più falso. La cresta è bella che levati, sotto c’è la gola dell’infernaccio e cresta cresta puoi arrivare alla cima del monte. Fossi stata col CAI ci sarei arrivata lingua per terra, ma col Nozzolone no, grasso che cola che siamo arrivati un bel pezzo avanti. E in compenso ho fotografato fiori allo sfinimento. Però da qua, per incappare nella grotta, come minimo devi arrivare in cima al monte, prendere la sterrata e scendere dall’altra parte, praticamente, come tornare a Ussita a piedi. Non ci resta che dirottare per il rifugio della Sibilla e sondare come ci mangia da ste parti. Bene direi e a prezzi ragionevoli anche. Ora che siamo ben ingozzati possiamo pure fare tutta sta via crucis di ritorno, Castelluccio di Norcia e traffico ingolfato compresi. Però sono in debito di caffè e stoppo il Nozzolone a Valleinfante, dove, guarda caso ci sono le sorgenti del Nera. Andiamo? si, tanto si arriva in macchina e guardando il Nera uscire dai sassi pensi di stare al Timavo, uguale. Che la grotta della Sibilla una volta sarà stata come San Canziano, peccato che sia crollata tutta e sotto, al posto di quintali di calcare, ci sia un bel po’ di torbidite!.

29.6.2015 Gola dell'Infernaccio
Da programma la nostra escursione odierna è la gola dell'infernaccio fino alla sorgente del Tenna. L'avevamo vista dall'alto e percorrerla è cosa doverosa. Arieccoci a Castelluccio di Norcia, laddove vorrei fotografare ancora tutti i prati fioriti, ma non oso fermare il Nozzolone che se pja d'aceto non mi fa fotografare più niente, e con tutti sti fiori in giro, sarebbe un supplizio di Tantalo. Fermiamo la macchina all'ingresso della gola e poi giù, lungo una sterrata che porta a un ponte di ghiaccio. Vero, mai visto, ci devi anche passare sopra e sotto scorre il Tenna. Ben, a sta latitudine non avrei mai detto. Passiamo la parte stretta, l'orrido infernaccio, ma noi, abituati a ben altri orridi, non ci sdilinquiamo più di tanto. Invece ci solletica risalire un affluente sulla sinistra che s'inforra in una spaccatura che sembra grotta. Certo, per arrivarci tocca passare sopra una lingua di ghiacciaio a mò di seracchi del polo sud descritti dal Messner, non solo, ma il Nozzolone mi mette pure paura dicendo che se sotto scorre il torrente, come niente posso sprofondare e addio fighi! Un po' perplessa risalgo sta lingua senza sprofondare fino ad arrivare a una sottile cresta, impossibile proseguire oltre. Però voglio immortalarmi in sto posto gagliardo, così il Nozz, onde fotografarmi, mi fa seguire sto filo di cresta che non so se voglia il divorzio all'italiana o cosa, “non ti preoccupare, sotto c'è neve, sorridi!” sehh a denti stretti direi. Visto che siamo salvi, proseguiamo verso la sorgente del Tenna. Cammina cammina e il Nozz inveisce contro la descrizione del sentiero “pensa che secondo loro dovresti salire fino a Passo Cattivo e poi giù per Monte Bove, 1100 m in su e poi 700 metri in giù”, “Embè? Sempre meglio del centenario” rispondo, pensando a quelli del CAI che se non fanno almeno almeno 1500 metri dislivello al giorno non escono di casa. Che, a dire il vero, con loro mi sono allenata e andrei pure a vedere sto Passo Cattivo, se non altro per il nome. Però alla sorgente del Tenna son ben contenta di stare col Nozzolone che tira fuori ogni ben di dio e mangiamo riposandoci un bel po'. A dirla tutta, sarei stancotta pure io, sarà che a fotografare fiori mi devo inchinare ogni piè sospinto e ho un mal di schiena che manco la maga Sibilla potrebbe guarirmi. Al ritorno prendo un po' di Tanaceto per piantarlo a casa, che devo fare una monocultura anti zanzare. Certo, è contro ogni mio principio morale, ma la guerra è guerra, mi serve il Tanaceto e non so come reperirlo, qui ce n'è molto e non è specie protetta. Per ogni buon conto lo nascondo nello zaino che vallo a spiegare alla guardia forestale che sono anche un'amante della natura accanita. Tant'è che alla macchina vedo una con un mazzo di fiori protetti, lilium bulbiferum compreso, il primo impulso sarebbe prenderla per il collo e farle una ramanzina che levati, ma sento il Nozzolone che a denti stretti mi ricorda del Tanaceto nello zaino. Così la guardo solo di cagnesco tutto il tempo finchè non se ne va. E ora serve un vaso per piantare sti fiori e portarli a casa sani e salvi. Dove lo prendiamo? Al cimitero? No! Lo prendo a Castelluccio di Norcia, con la scusa di fotografare sti prati colorati, zac, m'impossesso di un vaso abbandonato e via, a piantare il Tanaceto. Che sta bello impettito davanti al bungalow a guardia delle zanzare. Perchè c'è chi ha il cane, chi il gatto, io ho il Tanaceto.

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