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Avventure trentine

Trento è una gran bella città. Un salotto buono, funziona tutto, nemmeno un secchione per le diverse immondizie. Se un orso gira e fa guai lo abbattono senza ripensamenti.
Però Francè ci vuol abitare, Roma sta diventando sempre più invivibile, ci sono i secchioni divisi per argomento ma pieni da scoppiare, manca l’acqua, Bracciano si svuota, tutto intorno il territorio brucia, fa sempre più caldo.
Meglio vivere al Nord.
Occhei, andiamo ad aiutarlo a traslocare. Marò, sta in centro centro e per portarci le cose? Permesso temporaneo a orario, sbrigatiiiiiiiiiiiiiii. “Eccoci, che dobbiamo fare?” una montagna di scatoloni. “”Montate qualche armadio”. Sehh. Mai fatto, mi metto in tandem con Alfredo, più pratico, e guardo le istruzioni. Ecco la prima figura fa per me, se sei impedita chiama Ikea. Già. A Trento non c’è. Alfredo capisce di aver a che fare con un’apprendista operaia e mi dà le istruzioni base, “metti sto chiodo” è che manco un chiodo so mettere, mi casca dalle mani. “All’Ikea non ti avrebbero assunto” fa Francè “meno male che lavoravi al ministero” si, là c’è un esercito di impediti, nel mucchio facevo anche la mia porca figura. Insomma a furia di provare sono anche riuscita a metter chiodi per cui mi lancio a montare da sola due mobiletti per il bagno. “Giuliaaaa!!! Se vedi che casca tutto declino ogni responsabilità!”. Intanto, via via che gli scatoloni si svuotano, dove metterli? Nella cantina!! All’inizio belli impilati e poi a mucchio, apri la porta e ti travolgono. Il fatto è che non puoi buttarli, devi aspettare il giorno giusto, chissà quando, e il permesso per il trasporto speciale. Si vedrà. Due giorni così, ma il secondo già col Nozz riusciamo a montare un armadio e una scarpiera, forse all’Ikea potrebbero assumerci. Lenti ma inesorabili.
Ora basta, Francè deve tornare a Roma a caricare un’altra camionata di mobili e Giulia a sistemare il tutto negli armadi barcollanti.
E poi c’è la Olga che scalpita, tocca portarla da qualche parte.
Propongo il Becco di Filadonna, è una gran bella montagna calcareo-dolomitica, tanto nominata da mio padre che magari ci sarà pure salito. È che ho a che fare con due il cui interesse principale è mangiare. “ Va beh, al rifugio si mangia, voi mangiate e io salgo sul Becco”. Il Nozz mi concede pochissimo tempo “alle 3.30 devi stare qua”. Impossibile arrivare, allora salgo al rifugio Casarola e da qua sulla cima del Monte Spilech. 700 m di dislivello, panorama bellissimo sulle valli e monti Trentini privi di orsi minacciosi. Il tempo di un panino col salame e riscendo a passo della Fricca dove i due stanno chiusi in macchina. “Non avete camminato?” “si fino alla porta del rifugio Paludei, ci si arriva in auto”. “Andiamo a vedere l’orrido qua sotto, sono 20 minuti” propongo, la Olga sarebbe pure venuta, il Nozz no, chesseimatto che deve camminare. Però ci dicono che l’orrido non è più visitabile, travolto da una frana è diventato ancora più orrido. Quasi quasi rimpiango quellidelcai.

Alla prossima!! Mg 14.8.2017
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