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Monte Camicia

Antefatto Ci accordiamo con Alfredo e Genny per portare Diana e Sibilla in montagna. L’intento sarebbe di sollevarli, per un giorno, dal gravoso incarico di nonni….ma…”Benissimo, è da una vita che sogno di potarle in cima al Monte Camicia! Andiamo, viene anche Genny che ci aspetta sotto per gli arrosticini” mi propone Alfredo....”Niente meno, in cima al Camicia” penso “e chi c’è mai stato? Ora mi consulto con Giorgio”. “Certo è lunga, sono 1000 m di dislivello, c’è il paretone su cui affacciarsi tocca stare in campana” mi spiega Giorgio indicandomi il sentiero.

L’epica impresa: Eccoci quindi alla Fonte Vetica dove Genny ci accompagna per un po’. Saliamo ripidi la pietrosa vallecola che porta alla sella del Monte Tramoggia e, arrivata alla sella, Diana dà forfait “non faccio più un passo!!” “ma non andavi all’alpinismo giovanile del CAI?” le chiedo “ecchè! mi fanno fare queste salite?” “di più” ribatte Sibilla. Ma tant’è, anche il Nozz ne ha abbastanza, fa caldo e decidono di tornare giù. “Noi saliamo ancora un po” dice Alfredo, senza specificare quanto. Sibilla, pur di farsi vedere più brava di Diana, sale senza dire un ah,,,ma a metà del Monte Tramoggia capisce che anche la rivalità ha i suoi costi. “Dove arriviamo?” inizia la litania lamentosa “in quel sasso” propone Alfredo, ma il sasso che dice lui sta proprio nella cima del Tramoggia. Buggerata. “Qual’è la cima del Camicia?” chiede “è quella” risponde Alfredo, mizzica…lontanissima anche per me. “Ora però c’è la discesa, non vuoi vedere il paretone?” le propone “NO” risposta secca e definitiva; “come?” la lusingo “è la parete più bella dell’Appennino”. Mi risponde come le mie risposte al club 2000. “Muoio prima” dice lei “bene” le rispondo “allora mentre cammini fai il testamento e dimmi cosa ci lasci”. E sta storia del testamento riesce a far arrivare Sibilla fino alla fine della cresta del Paretone. Qua ci affacciamo tutti, con Sibilla che, fatto il testamento, pretende che prima che ci affacciamo le lasciamo qualche eredità. La paretona che precipita per 1200 m è davvero la più spettacolare che abbia mai visto, con tanto di faglia e rocce a buccia di cipolla, levigate da antichi ghiacciai. Averne, non c’è più manco acqua e l’incendio del Gran Sasso si vede a perdita d’occhio. “Prima di morire, o eventualmente scendere, mangiamo” ed estraggo le barrette energetiche. “Quanto manca alla vetta?” “10 minuti” rispondono due ragazzi. Sibilla non ci pensa per niente a salilre, ma Alfredo mi fa la proposta indecente “con Sibilla scendiamo piano piano, tu fai la vetta e ci raggiungi” immediatamente Sibilla risponde “vado anch’io con la nonna, tu nonno inizi a scendere”. Le barrette energetiche hanno fatto effetto. Così tutti e tre arriviamo alla vetta dove Sibilla scrive nel libro “nonostante i nonni decrepiti sono arrivata in cima”. Ecco fatto. Poi non ne vuol sapere di mangiare e bere, inizia la discesa arrabbiata morta contro i 3 a valle che si stanno mangiano gli arrosticini senza di lei. “Ma che stai dicendo, non solo ti stanno aspettando, ma ti faranno i complimenti che sei arrivata in cima!”. Invece. Arriviamo e, a parte Diana che ci viene incontro tutta felice regalando confetti a Sibilla, subito trattata dalla sorella a pesci in faccia, troviamo Sergio e Genny incazzati neri. “E’ questa l’ora di tornare? Siamo stati tutto il tempo sotto il sole”. “Sono appena le 4 e mezza, abbiamo fatto la cima” rispondiamo, “ma non vi siete mangiati gli arrosticini? E c’era la pineta con l’ombra!” “eh no! E te pareva che arrivavate in cima!!!” ci rispondono accusatori come se avessimo buttato Sibilla nell’abisso del paretone. Va beh allora andiamo a mangiare gli arrosticini. Non lo sapevo, ma tocca cucinarceli sotto il sole cuocente del deserto di Campo Imperatore, con mille barbecue accesi, ma per espiare tanta colpa di essere saliti in cima, li abbiamo cucinati io, Alfredo e Sibilla.
Alla prossima!! Mg 26.8.2017
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