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Pitagorico....impressioni di una grotta

AntefattoBene oggi si va al Pitagorico. Ma non a – 230 chesseimatto, bensì a scavare nel ramo di Luca, “l’esperienzella”, questo la sottoscritta, il Nozz e Cristian, mentre Lavinia, Andrea e Mario faranno un pezzo di rilievo e qualche foto.

L’epica impresa: Il Pitagorico me lo ricordo quando era solo un anfratto chiuso da roccia e terra, fosse per me, lì sarebbe rimasto, impresa impossibile sembrava. Ma questi del GGCR non arretrano davanti a niente. Scavano, armano alla vateciava, e tirano fuori un meno 230 che continua in più fronti, a quanto pare. Ecco, uno dei fronti che possiamo permetterci io e il Nozz è appunto sto condotto poco dopo l’ingresso, così ci è prospettato. Che ci vuole salire in cima al Petrella? Niente. A parte che non me lo ricordavo così nientemente distante, quasi un’ora di passo speleo, carichi quanto basta. Ho riscoperto la validità dei bastonaci, ecco perché con quellidelcai vado così piano!! Senza bastoncini, ti credo. Bon. Senza troppo bearci dell’assoluta bellezza del panorama che si gode fronte grotta, ci prepariamo. Entra Andrea, che deve allargare un passaggio scomodo, seguito da Lavinia e Mario per fare il rilievo. Noi, ignari del tutto del ramo esperienzella, lì andremo a scavare. Il primo impatto con la grotta è sto scivolo terroso che ti respiri la terra mentre scivoli diretto a…una scala di corda. Cioè. Manco Casteret. E perché? Per non usare l’imbraco. Ambè, che comodità! Uno scalino a passo di gigante, metti un piede e l’altro brancola nel buio mentre lo scarpone è avvinto dalla corda e tenta disperatamente di arrivare allo scalino successivo. Il Nozz ha messo a dura prova la protesi che anche stavolta ha retto l’impatto. Per fortuna se caschi atterri su un conoide di polverosa terra, prosegui in una altrettanto secca e polverosa condotta fino a vedere un armo. Basso. Con tanta faglia a disposizione e la possibilità di fare comodi corrimani, l’armo dove sta? In fondo alla faglia. Sicuramente c’è stata la ponderazione geologica di qualche geologo di passaggio, uno a caso, che ha valutato che sta faglia potrebbe scorrere e l’armo venire triturato, meglio metterlo bene in basso che se scorre ridiventa alto. Scende il Nozz che ormai, dopo la scala di corda, è pronto a tutto. “Struscia e scarica” è il responso. Lo seguo e lo sorpasso nel passaggio stretto. “Ma proprio qua dovevano fare l’armo?”. Nel punto dove le rocce quasi si toccano. “Se ti sposti di lato ci passi benone!”. Santo mao a salire!. Arriva anche Cristian e lo interroghiamo sulla grotta “qua è facilissima, larga, passaggi comodi, dopo diventa un calvario”. E mi spiego la faccia di Barbara “no, questo sabato devo prepararmi al dottorato..…”. Ben, bando alle ciance, il condotto dov’è? Scartata ogni ipotesi pensiamo sia quello davanti a noi. O scendi alla vateciava o fai un passaggio tra roccette marce. Optiamo per la seconda ipotesi, ma il Nozz mette una piastrina per fare un traverso sicuro. E meno male, appena messa la roccia marcia mi resta in mano mentre sto guardando una stranezza nel soffitto. Uno strato liscio a conchelle con una specie di morfologia vermiforme da un lato. Roba da speleo-paleontologi. C’infiliamo tutti e 3 nella condotta cercando la famosa curva. Il Nozz dice subito che non ci passa. Cristian si incastra col deretano nel pozzetto che scende e io solo col casco. Ci mettiamo subito all’opera dandoci il cambio Cristian e io per rendere il condotto transitabile. Talmente transitabile diventa che lo chiamiamo “via condotti”. Una meraviglia. Arriviamo comodi sopra uno che pensiamo essere pozzo da 15, strettissimo l’ingresso, mentre il meandro sembra continuare davanti passando però sopra dei massi incastrati e traballanti. A questo punto ci raggiungono gli altri 3 che hanno rilevato e fotografato. Mentre m’impossesso della digitale per fare foto orrende, Lavinia va a vedere la prosecuzione. “C’è un meandro bellissimo grande tutto bianco” dice. Io e Cristian restiamo basiti “dove?” che per noi c’era l’ingresso di un pozzo strettissimo. Quello è. Il Nozz a sto punto vuole salire, il suo compito è bello che terminato. Io però voglio proprio vedere sto meandro bello bianco grande pure. E arrivo ai massi incastrati. Sotto effettivamente si apre sto meandro, ma è sovrastato da sti macigni in bilico. Provo a levarli e uno mi casca sul dito. “Ahiii” “che hai fatto? “niente!” Ma il dolore è martellante per cui torno indietro. Levo il guanto e vedo tutto sangue. Non approfondisco oltre e salgo col Nozz. Loro invece continueranno a scavare per rendere transitabile l’ingresso del meandro. Alla macchina ci raccontano dei risultati. C’è un meandro bello bianco grande con l’acqua sotto. L’acqua di mancava. “Presto, prima che diluvia, torniamo a casa che ho le lenzuola stese!!!” All’una e trenta di notte posso finalmente ritirare i panni e diluviasse pure!!!
Alla prossima!! Mg 10.9.2017
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